L’ultimo progetto di Generazione Articolo 3
GA3, associazione giovanile interculturale di Reggio Emilia, quest anno ha scelto di esplorare un mondo ancora molto silente: quello dei ragazzi che, ancora minorenni, hanno attraversato continenti per venire a cercare fortuna nel nostro paese.
GA3, associazione giovanile interculturale di Reggio Emilia, quest anno ha scelto di esplorare un mondo ancora molto silente: quello dei ragazzi che, ancora minorenni, hanno attraversato continenti per venire a cercare fortuna nel nostro paese. A Reggio Emilia parte di questi minori sono accolti nella Comunità Don Altana, gestita dalla Cooperativa Sociale e di Solidarietà Dimora D’Abramo. I ragazzi sono ospitati in una grande casa che si può vedere dai binari del treno appena fuori dalla stazione, in direzione Parma. La “Dimora” è un piccolo mondo a se stante, dove convivono quindici ragazzini di 16 e 17 anni, provenienti principalmente da Pakistan, Bangladesh, Marocco, Tunisia, Egitto, Nigeria e Moldavia. L’equipe di educatori, che si turnano giorno e notte per gestire la vita quotidiana di questi ragazzi, si spende per delineare un percorso scolastico e lavorativo per ciascuno di loro, per assicurare cure mediche quando ve n’è bisogno e supportarli nelle complesse pratiche di regolarizzazione. L’adolescenza, si sa, è un periodo critico per tutti: immaginate cosa significhi trascorrerla a migliaia di chilometri da casa, senza i propri familiari, in un paese culturalmente lontanissimo, che si è raggiunto con viaggi spesso disperati e di cui non si conoscono né la lingua né i codici socio-culturali.Essere accolti in una struttura è sicuramente rassicurante, ma un piccolo gruppo di educatori, per quanto illuminati, non potrà mai colmare certi vuoti, certe assenze, certe paure ed insicurezze, sempre più imposte per legge. Diviene naturale e spontaneo solidarizzare fortemente con i propri connazionali, fare gruppo: un gruppo spesso chiuso, sempre sulla difensiva.GA3 ha scelto di esplorare questo piccolo mondo nascosto e provare ad offrire a questi ragazzi un percorso laboratoriale di condivisione e svago: abbiamo presentato il progetto, dal titolo “Giovani tra nonviolenza ed intercultura” al Bando comunale rivolto ad associazioni interculturali reggiane nel novembre 2009 e, nella graduatoria corrispondente pubblicata nel febbraio 2010, ci siamo aggiudicati il primo posto.Il progetto prevedeva tre fasi principali: un primo corso di formazione sulle tecniche del Teatro dell’Oppresso rivolto agli animatori del laboratorio, tenutosi nei mesi di aprile e maggio 2010; in seguito, la realizzazione degli incontri settimanali con i ragazzi della Comunità Don Altana, inizialmente previsti per i mesi di maggio e giugno, diluitisi poi anche su luglio, agosto e settembre e conclusisi con una festa pubblica. L’ultima fase del progetto ve la racconteremo nel prossimo articolo, per non svelare le sorprese che abbiamo intenzione di riservare alla cittadinanza reggiana.Agli incontri presso la Comunità Don Altana oltre ai membri attivi di GA3, hanno partecipato attivamente i ragazzi senegalesi dell’associazione Africa Sunrise, gli studenti camerunensi dell’associazione Asnocre e molti altri singoli individui italiani e stranieri residenti a Reggio Emilia, che, grazie ad un efficace passaparola, si sono interessati al progetto ed hanno provato a mettersi in gioco con noi. Il risultato sono state circa quindici serate suddivise in due momenti principali: nella prima parte abbiamo realizzato attività ispirate alle tecniche del Teatro dell’Oppresso, miranti a conoscerci e “svelarci” reciprocamente (ad esempio: giochi di demarcazione per relativizzare i codici comunicativi; giochi di gruppo per mettere alla prova la propria fiducia; raccontare qualcosa su di sé, sui propri progetti e sogni futuri tramite oggetti e immagini significative …); nella seconda parte invece, ci siamo suddivisi in piccoli gruppi per dar modo ai ragazzi di sperimentare una o più forme artistiche tra quelle da loro stessi proposte (break-dance, percussioni, danza pakistana e canto), volte a stimolare la creatività e la libera espressione di ciascuno.La ricchezza delle attività che siamo riusciti a proporre è stata determinata da due aspetti fondamentali: innanzitutto dalla formazione iniziale, ricevuta grazie alla collaborazione di un attore professionista che ci ha introdotti alle tecniche di Teatro dell’Oppresso; in secondo luogo, ma altrettanto importante, dall’ampia partecipazione di tutte le persone che hanno deciso spontaneamente di collaborare con GA3 e si sono offerte per donare del proprio tempo,del proprio sapere e della propria arte ai ragazzi.L’esperienza è stata molto intensa, non sempre facile, ma estremamente arricchente ed è sfociata nella realizzazione di una festa dal titolo “Di viaggi e di sogni: musica e racconti d’altrove”, realizzata sabato 18 settembre 2010, in Piazza della Vittoria a Reggio Emilia. Per una sera, quei ragazzi che normalmente escono dall’anonimato solo se risultano coinvolti in qualche piccolo reato, hanno avuto un palco a disposizione per esibirsi e per esprimere se stessi dinnanzi alla città che attualmente li ospita. Durante tutta la serata sono state proiettate su un maxi-schermo le foto scattate durante il laboratorio ed il video tramite il quale abbiamo cercato di riassumere la lunga avventura appena trascorsa. Insieme ai ragazzi hanno cantato il gruppo marocchino Kingoba di Bologna e i senegalesi del gruppo Yakaar, oltre al rapper K-Smile. Non abbiamo rinunciato ad inserire, tra un’esibizione musicale e l’altra, alcune letture per noi molto significative ed ispiratrici, tra cui l’Articolo 3 della Costituzione italiana, “Alì dagli occhi azzurri” di Pier Paolo Pasolini e un estratto dall’ultimo lavoro di Jeremy Rifkin “La Civiltà dell’empatia”. Le esibizioni preparate dai ragazzi durante il laboratorio sono state emozionanti: il rap di Anas, Abdel e K-Smile ha scaldato la prima fila di amici e neo-fan che urlanti ripetevano “cambia il mondo!”; Osama, Ahmed e Majdi hanno sfidato la timidezza e insieme al loro maestro Jules si sono esibiti agli djembé ed infine anche Farid, pur non avendo terminato la preparazione, preso dalla voglia di vedersi lassù, ha improvvisato degli indimenticabili passi di break-dance!
Solo la pioggia poteva fermarci, ma per fortuna è arrivata tardiva.
Oggi, a pochi giorni di distanza dalla conclusione delle prime due fasi del progetto, la fatica si è dissolta ed è rimasta quella gustosissima soddisfazione che si ha quando, dopo tanto lavorare, ci si ritrova insieme dinnanzi ad un primo bellissimo raccolto!





















