La risposta di Sun Wen-Long, Associna / Rete TogethER (Bologna)
Questo è uno dei primi video-blog che usciranno sui nostri siti web.
La rassegna stampa:
Storia di Abdul: clandestini delinquenti o senza diritti?
Non avere un permesso di soggiorno equivale a commettere reati? Oppure significa essere invisibili e senza voce?
Letizia Moratti, sindaco di Milano, ha detto che gli immigrati che non hanno una lavoro e sono clandestini delinquono. Un giudizio tanto tranciante quanto intriso di un qualunquismo squallido al punto da distorcere quella che e’ la realta’ delle nostre citta’, delle nostre case, del mondo in cui ognuno di noi e’ immerso nel proprio quotidiano. Vero e’ che gli immigrati spesso risaltano all’ onore delle cronache per reati violenti, per traffico di droga, rapine, prostituzione, furti, ma e’ vero anche che degli ormai 6 milioni di immigrati ( regolari e non ) presenti oggi in Italia, i delinquenti rappresentano solo una minoranza. E non potrebbe essere che cosi’ visto che noi gli affidiamo le nostre case da rassettare, i nostri vecchi da assistere, i nostri figli da vigilare e lo facciamo ormai da anni senza nessuna paura , senza nessuna fobia.
VIVERE ALLA GIORNATA – Voglio condividere con voi la storia di Abdul , un omone indiano,che ha 45 anni e vive in Italia come immigrato clandestino da circa dieci anni . Ha un’ aria mite e uno sguardo buono, non beve, non fuma, parla sempre a bassa voce e ringrazia mille volte per ogni minima cosa. E’ di religione indu’ ed e’ una persona molto religiosa, anche se il suo modo di intendere il divino e’ troppo distante dalla mia comprensione “occidentale”. E’ venuto in Italia lasciando nella sua terra la moglie in procinto di dargli il secondo figlio (che non ha mai visto) e il primogenito che all’ epoca aveva dodici anni. Da dieci anni lavora in Italia e non e’ mai potuto rientrare nel suo paese perche’ sprovvisto dei documenti e del permesso di soggiorno. I suoi lavori sono stati sempre saltuari, in nero, giornata dopo giornata, ma sufficienti a dargli la possibilita’ di spedire a casa sua quei cento euro al mese che sono la vita per la sua famiglia.
UN FULMINE A CIEL SERENO - Non è riuscito a farsi regolarizzare nella precedete sanatoria e sperava di riuscirci nell’ ultima che si e’ chiusa il 30 settembre del 2009. Ha trovato un datore di lavoro che lo ha assunto come domestico anche se , in realta’. Abdul era impiegato a scaricare le casse di frutta e verdura e a montare il banco al mercato rionale. Ricordo che mi mostro’ la ricevuta della presentazione della domanda di sanatoria con la gioia negli occhi di chi aveva un tesoro tra le mani, era raggiante all’ idea di poter tornare a casa almeno per assistere al matrimonio del suo figliolo piu’ grande che ora ha 22 anni. Nel mese di novembre Adbul e’ stato investito da un’ automobile e ha riportato fratture multiple alle gambe e ad una spalla, un trauma cranico ed ha perso quattro denti. Un incidente serio, che gli ha impedito di continuare a lavorare ma che non lo aveva ne’ demoralizzato ne’ incupito e la speranza di rivedere la sua famiglia era la miglior medicina per la sua guarigione.
E’ arrivato il giorno della tanto attesa convocazione presso la prefettura di Roma (e qui stenderei un velo pietoso sui tempi di 45 giorni dichiarati dal ministro Maroni e che, almeno nella capitale, arrivano a sei mesi). Il giorno prima, Abdul e’ andato dal suo datore di lavoro per rammentargli l’ appuntamento dell’ indomani per la regolarizzazione ma l’ italiano gli ha detto che non aveva nessuna intenzione di recarsi in Prefettura perche’ ” tu non sei piu’ buono per lavorare, tu non ce la fai a caricare le casse di frutta e io perche’ ti debbo regolarizzare? “ Al povero indiano e’ crollato il mondo addosso, le sue fratture sono diventate mille volte piu’ dolenti come se l’auto che lo aveva investito si fosse divertita a passare e ripassare sul suo corpo. E’ venuto da me ieri, trascinandosi con i suoi dolori, ha tirato fuori dalla tasca il foglio della convocazione sdrucito e consunto dalle tante volte che lo aveva tirato fuori.
Si e’ messo a piangere a dirotto raccontandomi la sua storia in un italiano smozzicato e mescolato alle parole della sua terra. Ho provato un senso di disagio e di vergogna nei confronti di quell’ omone che non cerca pieta’ ma solo giustizia. Dietro ad un diritto negato c’e’ una umanita’ dolente, ci sono mille e mille storie come quella di Abdul. Vite di madri, di padri , di figli, tutti prigionieri di un timbro e di una carta bollata. Tutto questo non ha senso, tutto questo non puo’ essere civilta’ e dietro ad un timbro spesso si nasconde la barbarie, l’ aridita’ dell’ animo umano, la desolazione delle coscienze, l’ egoismo di una percezione distorta della vita. Ho cercato di consolarlo , di trovare una soluzione praticabile, un appiglio burocratico, ma le mie competenze in materia sono assai ridotte e mi sono sentito perso nella medesima impotenza che strangola quell’ uomo. Le parole della Moratti, in quel momento risuonavano lontane, insignificanti, odiose, figlie di un pregiudizio che vorrebbe negare all’ essere umano la dignita’ di essere Uomo.
Giovanni Palombo
Dal sito Giornalettismo.com
Youssef Salmi: Cara Moratti…
Il Sindaco Moratti non si smentisce
Mi sento profondamente offeso dalla dichiarazione in merito alla correlazione tra clandestinità e delinquenza espressa dal Sindaco di Milano Letizia Moratti.
Più ci ragiono su è più sono convito che sia uno scivolone madornale questo giudizio, un vero autogol nei confronti della sua amministrazione e della sua classe dirigente al potere, perché dopo lì dove si giudica e dove governa da decenni la destra a Milano si è arrivati proprio ai casi eclatanti come quello in Via Padova.
Anche io sono stato clandestino, ma non ho mai fatto niente di male e di illegale. Mi sono sempre comportato da cittadino onesto, con l’unica differenza che a me mancava un foglio di carta chiamato permesso di soggiorno. Cara Moratti, non tutti i clandestini sono delinquenti, non tutti i delinquenti sono clandestini.
Spero sia chiaro a tutti il livello culturale di chi amministra uno tra i più importanti Comuni in Italia. Spero sia chiaro a tutti che questa infelice dichiarazione non fa altro che inasprire un contesto sociale già indebolito dalla crisi economica.
Spero che in molti non restino indifferenti alla voce della Moratti e che si esprimano in netto contrasto con questa politica dalle facili dichiarazioni e dalle poche azioni.
















