“Ma lo sai di essere diverso”?
Questa domanda, dai tratti disorientanti. è nata da una riflessione fatta da me (Martina) e Abdila: trovandoci, come associazione (Wor(l)d) a seguire un progetto teatrale nella nostra città che ha per tema l’integrazione, in particolare riguardante le donne, dal punto di vista di una generazione nuova, una seconda generazione di italiani di cui noi, come Rete Together, ci facciamo portavoci e rappresentanti, ci siamo messi a cercare ragazzi e ragazze delle scuole superiori che di questo progetto potessero essere protagonisti attivi.
Il primo incontro è stato svolto domenica 2 Maggio, un incontro informale con una decina di ragazzi tra i 13 e i 17 anni (per qualcuno, particolarmente orgoglioso, quasi 18) sulle panchine di un gelateria in presenza di un bel cono gelato.
Lanciando la proposta del progetto a questi ragazzi, tutti di origine marocchina, abbiamo pensato che sarebbe stato carino proporre loro di raccontare alcune esperienze particolarmente buffe o interessanti che li riguardassero in riferimento alle loro origini. Nelle riflessioni prodotte dalla chiacchierata con questi ragazzetti, un po’ gasati (come tutti i coetanei, d’altronde) è emerso qualcosa di ancora più interessante e, potrei dire, disorientante, delle nostre aspettative:
il loro modo di vedere il mondo, di vivere la loro generazione in Italia non assomiglia per niente a quella visione di un’integrazione difficile, dolorosa e, a volte, perfino rifiutata, che siamo stati, fino ad ora, abituati a percepire.
Dal loro stupore e disorientamento per le nostre proposte ci siamo trovati a domandarci: ma loro lo sanno di essere “diversi”? Lo sanno di provenire da un’altra cultura, un altro paese? Di essere visti come “diversi”? Lo sanno che la loro Italia non è la stessa di un paio di generazioni precedenti?…….
No, non lo sapevano, o almeno non se ne sono resi conto fino a che non glielo abbiamo fatto notare noi…. Fatto notare, si, perché per loro, ragazzi veramente giovani, questo non è un fatto degno di nota, non è un fatto rilevante….
E qui i disorientati siamo stati noi!
Adesso ci chiediamo: ma come? Passiamo gran parte del nostro tempo libero a “lavorare” e a farci il cosiddetto “mazzo” per cercare di dimostrare ai giovani che il mondo è nostro, l’Italia del futuro ci appartiene e tocca a noi costruirla, e che facciamo parte di una nuova generazione di italiani variegata per origini e per questi ragazzi il problema dell’integrazione non è rilevante…!
2° o 3° generazione?
Ci siamo accorti, allora, di quanto fossero giovani e di quanto già fossero parte di una generazione che non è più la nostra, ma una generazione che non si deve sforzare per dimostrare il proprio valore italiano e che non si spaventa di fronte a uomini inginocchiati che pregano sul ciglio di una strada o a donne velate, perché questa è la loro realtà, e la realtà dell’Italia del loro presente e futuro in cui non sarà più importante di quale paese si è originari (sia esso del nord-Africa o del sud-Italia), ma solo essere ITALIANI.
E’ giusto, quindi comprendere questa generazione di giovani in quella che amiamo definire 2° generazione o forse è già nata quella 3°generazione su cui prendono forme reali i progetti e la vitalità di cui noi, che di quella 2°generazione facciamo parte, ci prendiamo qualche merito?
La conclusione, se la risposta risulta affermativa, allora è questa: forse non è sui giovanissimi che bisogna lavorare e a cui bisogna “insegnare” qualcosa, ma forse, è necessario rivolgersi invece ai nostri genitori, ai nostri insegnanti, alle autorità e più in generale a quella 1°generazione dell’immigrazione che ancora si guarda con diffidenza, asprezza e a volte anche odio per non far pesare questi sentimenti su chi non li trova rilevanti!
















